Smart Working | Il lavoro piace “smart”

In Italia è sempre più in via di sviluppo e di crescita lo Smart Working. Le continue sperimentazioni tra le imprese dimostrano infatti come questa nuova realtà si stia trasformando in un vero e proprio modello vincente, in grado di soddisfare le esigenze di flessibilità dei lavoratori, di diminuire l’assenteismo ma soprattutto di aumentare la produttività.

Numerosi sono i dibattiti in corso tra chi si occupa direttamente di gestione delle risorse umane, soprattutto con l’introduzione della legge n. 81/2017. Ciò che sicuramente è certo è che nel 2017 lo Smart Working  in Italia ha rappresentato una vera e propria realtà , come dimostrano i dati dell’Osservatorio Smart Working.

Dall’ultima indagine della School of Management del Politecnico di Milano è emerso che il numero dei lavoratori che godono di autonomia nella scelta della modalità di lavoro in termini di luogo, orario e strumenti adottati è sensibilmente aumentata nel 2017 del 14% rispetto all’anno precedente e di ben il 60% rispetto al 2013, arrivando a prendere in considerazione ben 305.000 Smart Worker.

Dunque, è in crescita l’adozione dello Smart Working, principalmente tra le grandi aziende: il 36% di queste ha già messo in piedi progetti strutturati, ben una su due ha già avviato o è in procinto di avviare un progetto in chiave Smart Working, anche se le iniziative che hanno portato verso la direzione di un ripensamento complessivo dell’organizzazione del lavoro sono ancora marginali e non oltre il 9% delle grandi aziende.

E’ bene far presente che anche tra le Pmi cresce l’interesse: il 22% ha progetti di Smart Working, sebbene a prevalere siano ancora approcci informali.

Lo Smart Working è quindi un nuovo modo di ripensare al lavoro i cui benefici in termini economico – sociali potenziali sono enormi. In primis, l’adozione di un modello maturo di Smart Working per le imprese può portare ad un sostanziale incremento di produttività calcolabile all’incirca nel 15% per lavoratore e che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi.

Chi sono gli Smart Worker

Il numero degli Smart Worker è aumentato rispetto al 2016 e oggi coinvolge circa l’8% del totale dei lavoratori della popolazione considerata. In Italia si stimano più o meno 305.000 Smart Worker. Si tratta di tutti quei lavoratori che possono scegliere in maniera flessibile le proprie modalità di lavoro in riferimento al luogo, orario e strumenti utilizzati.

Rispetto agli altri lavoratori, gli Smart Worker sono caratterizzati da un’elevata mobilità nei luoghi di lavoro: mediamente trascorrono in azienda solo il 67% del tempo lavorativo in azienda, contro l’86% degli altri. Inoltre, sono sempre meno vincolati ad un’unica postazione di lavoro. Rispetto alla media dei lavoratori, gli Smart Worker sono anche più soddisfatti del proprio operato lavorativo: il 50% infatti si ritiene pienamente soddisfatto delle modalità di organizzare il proprio lavoro e il 34% mantiene un buon rapporto con i colleghi e il capo.

“Smart Working significa ripensare il telelavoro in un’ottica più intelligente, mettere in discussionei tradizionali vincoli legati a luogo e orario di lavoro, lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Autonomia, m anche flessibilità, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia diventano i principi chiave di questo nuovo approccio”

Miglioramento della produttività, riduzione dell’assenteismo e abbattimento dei costi per gli spazi fisici sono tra i principali benefici che si possono ottenere dall’introduzione dello Smart Working nelle imprese.

I vantaggi per i lavoratori si misurano anche in termini di riduzione dei tempi e dei costi di trasferimento, miglioramento del work-life balance e aumento della motivazione e della soddisfazione.

Attive le grandi aziende, meno le piccole

Oltre la metà delle grandi imprese ha già o sta per lanciare progetti di Smart Working. il 36% del campione dichiara progetti strutturati. Per il 7% lo Smar Working è presente ma in modo informale; il 9% ha intenzione di introdurlo nell’arco dei prossimi 9 mesi.

Positivo il trend per i prossimi tre anni. La gran parte delle realtà aziendali con un progetto di Smart Working strutturato ha intenzione di concentrarsi sull’estensione dell’accesso alle iniziative esistenti a più persone all’interno dell’azienda, sullo sviluppo di nuove forme di Smart Working per figure professionali che al momento non lo possono praticare e sulla diffusione di una cultura basata sulla definizione di obiettivi, la responsabilizzazione sui risultati e la valutazione delle performance.

Il ruolo delle tecnologie digitali

La presenza di tecnologie digitali all’avanguardia e innovative è di estrema importanza e necessità per consentire alle persone di svolgere correttamente e in maniera efficace il proprio lavoro, anche da remoto. Nelle grandi imprese, a prescindere dallo Smart Working, sono già molto diffuse tutte quelle tecnologie che supportano il lavoro da remoto. in modo particolare le soluzioni a supporto della sicurezza e dell’accessibilità dei dati da remoto e da diversi device (95%) e device mobili e mobile business app (82%).

Per tutte le aziende che volessero essere aggiornati sul tema dello Smart Working, Studio Borghi, solida realtà di Consulenti del Lavoro con base a Milano, resta disponibile per ogni approfondimento.

Si ricorda, inoltre, che lo Studio fornisce anche attività di amministrazione del personale dipendente ed elaborazione buste paga. A tal fine, è possibile richiedere, senza impegno, un preventivo per la gestione ed elaborazione delle buste paga.