
Cambiare lavoro o interrompere un contratto non è mai una decisione semplice. Ecco perché è importante conoscere le regole sulle dimissioni, che variano a seconda che tu abbia un contratto a tempo determinato o a tempo indeterminato. In questo articolo trovi tutto quello che c’è da sapere su preavviso, giusta causa e indennità, con consigli utili per evitare errori che possono incidere.
Dimissioni da contratto a tempo determinato
Come funzionano le dimissioni in un contratto a termine
Il contratto a tempo determinato ha una durata stabilita al momento dell’assunzione e, di norma, il lavoratore è tenuto a rispettarlo fino alla scadenza. Non è previsto un preavviso come avviene per i contratti a tempo indeterminato.
L’unico caso in cui ci si può dimettere prima della fine del contratto senza rischi è la giusta causa.
Quando è possibile dimettersi: la giusta causa
La giusta causa permette di recedere dal contratto senza preavviso e senza penali, ma solo in presenza di situazioni gravi, come:
- Mancato pagamento della retribuzione;
- Violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro;
- Mobbing, molestie o gravi comportamenti del datore;
- Demansionamenti non concordati.
Cosa succede se ti dimetti senza giusta causa
Se lasci il lavoro prima della scadenza del contratto senza giusta causa, l’azienda potrebbe chiedere un risarcimento per i danni derivanti dalla tua uscita improvvisa (ad esempio, perdita di produttività o costi di sostituzione). Per evitare problemi legali, cerca sempre di trovare un accordo consensuale con il datore di lavoro.
Dimissioni da contratto a tempo indeterminato
A differenza del contratto a termine, puoi dare le dimissioni da un contratto a tempo indeterminato in qualsiasi momento, senza dover fornire motivazioni particolari.
L’unico vincolo è il rispetto del preavviso, che serve all’azienda per riorganizzarsi.
Se non rispetti il preavviso, l’azienda può trattenere dall’ultima busta paga un importo pari alla retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso non lavorato. In pratica, una indennità sostitutiva del preavviso che compensa il datore di lavoro per il mancato preavviso.
Il preavviso dimissioni e le regole da seguire
- La durata del preavviso dipende dal CCNL applicato e dall’anzianità di servizio.
- Non è necessario che l’azienda accetti le dimissioni: diventano valide quando il lavoratore invia telematicamente le proprie dimissioni al proprio datore di lavoro.
- La legge (Decreto Legislativo n. 151/2015, art. 26) prevede espressamente un periodo di sette giorni dalla data di trasmissione per consentire al lavoratore di revocare le dimissioni. Questa revoca deve essere effettuata sempre in modalità telematica, utilizzando la stessa procedura con cui sono state inviate le dimissioni originali.
Se il datore decide di rinunciare al periodo di preavviso, sarà lui a corrisponderti l’importo equivalente al periodo di preavviso.
Indennità sostitutiva e eccezioni
L’indennità sostitutiva del preavviso corrisponde all’importo che avresti guadagnato se avessi lavorato durante il preavviso.
Il preavviso si sospende se sei:
- In malattia o infortunio;
- In maternità;
- In ferie.
Le dimissioni per giusta causa (ad esempio mancato pagamento dello stipendio o molestie sul lavoro) non richiedono preavviso e il lavoratore acquisisce il diritto all’indennità sostitutiva.
