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Quando un’azienda attraversa un momento di difficoltà, una delle prime domande che lavoratori e imprese si pongono è: “Cosa succede allo stipendio?”
È qui che entra in gioco la cassa integrazione, uno strumento pensato per aiutare le aziende a gestire periodi di crisi temporanea e, allo stesso tempo, per garantire ai dipendenti una tutela economica durante la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa.
Ma come funziona la cassa integrazione nel 2026? Chi può accedervi? Quanto paga l’INPS? E soprattutto: cosa cambia concretamente in busta paga?
In questa guida trovi tutto quello che c’è da sapere sulla CIGO, la cassa integrazione ordinaria: quando si può richiedere, quanto dura, quali lavoratori coinvolge e quali obblighi deve rispettare l’azienda.
Che cos’è la cassa integrazione
La cassa integrazione guadagni (CIG) è un ammortizzatore sociale che consente ai lavoratori di ricevere una parte della retribuzione anche quando l’azienda riduce o sospende temporaneamente il lavoro.
In pratica, l’INPS interviene per integrare lo stipendio delle ore non lavorate, aiutando sia i dipendenti sia le imprese ad affrontare situazioni di difficoltà senza interrompere immediatamente il rapporto di lavoro.
Le principali forme di integrazione salariale sono:
- Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO);
- Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS).
La differenza principale? La durata e il tipo di crisi aziendale da affrontare.
CIGO e CIGS: che differenza c’è?
Cassa integrazione ordinaria (CIGO)
La CIGO viene utilizzata per problemi temporanei e transitori, ad esempio:
- calo improvviso delle commesse;
- crisi di mercato momentanee;
- eventi meteo che bloccano i lavori;
- mancanza di materiali;
- guasti agli impianti;
- eventi eccezionali che fermano temporaneamente la produzione.
L’elemento fondamentale è che la situazione sia temporanea e che l’azienda possa riprendere l’attività.
Cassa integrazione straordinaria (CIGS)
La CIGS, invece, riguarda situazioni più profonde e strutturate, come:
- crisi aziendali importanti;
- riorganizzazioni;
- processi di riconversione;
- contratti di solidarietà.
Generalmente ha una durata maggiore rispetto alla CIGO.
Quali aziende possono utilizzare la CIGO?
La cassa integrazione ordinaria si applica soprattutto alle imprese industriali e ad alcuni settori specifici previsti dalla legge.
Tra questi:
- aziende industriali manifatturiere;
- imprese edili;
- aziende di installazione impianti;
- imprese lapidee;
- cooperative industriali di produzione e lavoro.
Non tutte le aziende possono quindi utilizzare la CIGO: la possibilità dipende dal settore e dall’inquadramento contributivo aziendale.
Quando si può richiedere la cassa integrazione ordinaria?
La CIGO può essere richiesta quando l’azienda si trova davanti a eventi temporanei e non imputabili direttamente al datore di lavoro o ai dipendenti.
Le situazioni più frequenti sono:
- mancanza di lavoro;
- riduzione delle commesse;
- crisi temporanee di mercato;
- eventi meteorologici;
- fine cantiere;
- ritardi nelle forniture;
- incendi, alluvioni o eventi naturali;
- blocchi produttivi dovuti a decisioni della pubblica autorità.
Per ottenere l’autorizzazione, però, non basta dimostrare la difficoltà: l’azienda deve anche provare che esiste una concreta possibilità di ripresa dell’attività lavorativa.
Quali lavoratori possono andare in cassa integrazione?
La CIGO può riguardare:
- operai;
- impiegati;
- quadri;
- apprendisti professionalizzanti.
Per accedere al trattamento è necessario avere almeno 30 giorni di anzianità effettiva presso l’unità produttiva interessata dalla richiesta.
Sono invece esclusi:
- dirigenti;
- lavoratori a domicilio.
Quanto dura la cassa integrazione?
La CIGO può essere autorizzata:
- fino a 13 settimane consecutive;
- prorogabili;
- fino a un massimo di 52 settimane complessive nel biennio mobile.
Il “biennio mobile” è un periodo di 2 anni calcolato a ritroso rispetto all’ultima richiesta di integrazione salariale.
Chi paga la cassa integrazione?
Nella maggior parte dei casi è l’azienda ad anticipare l’importo in busta paga.
Successivamente, il datore di lavoro recupera le somme tramite conguaglio con l’INPS.
In alcune situazioni particolari, invece, può essere autorizzato il pagamento diretto da parte dell’INPS al lavoratore.
L’azienda deve pagare contributi aggiuntivi?
Sì. Le imprese che utilizzano la cassa integrazione devono versare un contributo addizionale.
Le aliquote previste dalla normativa sono:
- 9% fino a 52 settimane di utilizzo;
- 12% oltre 52 settimane;
- 15% oltre 104 settimane.
Il contributo addizionale non è dovuto in caso di eventi oggettivamente non evitabili, come alcuni eventi meteorologici eccezionali.
Come si richiede la cassa integrazione?
La procedura prevede diversi passaggi.
1. Comunicazione ai sindacati
L’azienda deve informare preventivamente le rappresentanze sindacali indicando:
- le cause della sospensione;
- la durata prevista;
- il numero dei lavoratori coinvolti.
2. Esame congiunto
Su richiesta delle parti può essere avviato un confronto per analizzare la situazione aziendale e valutare eventuali soluzioni.
3. Domanda all’INPS
La richiesta deve essere presentata telematicamente all’INPS, indicando:
- causale;
- durata;
- lavoratori interessati;
- ore richieste.
La cassa integrazione incide su ferie e TFR?
Sì, può avere effetti su diversi istituti del rapporto di lavoro.
In generale:
- durante la sospensione totale non maturano ferie e permessi;
- il periodo è coperto da contribuzione figurativa;
- il TFR continua normalmente a maturare.
Alcuni aspetti possono però cambiare in base al contratto collettivo applicato e alla modalità di sospensione dell’attività.
