Vai al contenuto

Aliquote IRPEF 2026: nuovi scaglioni, calcolo e cosa cambia in busta paga

    Scaglioni IRPEF 2026: aliquote al 23%, 33% e 43%. Scopri come cambia il calcolo dell’IRPEF e quanto si può risparmiare in busta paga.

    Nel 2026 sono cambiate le aliquote IRPEF: la Legge di Bilancio 2026 ha ridotto dal 35% al 33% l’aliquota applicabile al secondo scaglione di reddito, quello compreso tra 28.000 e 50.000 euro.

    La modifica interessa milioni di contribuenti e, in particolare, i lavoratori dipendenti, per i quali la riduzione dell’IRPEF può tradursi in una minore imposizione fiscale e, a parità delle altre condizioni, in un aumento del reddito netto disponibile.

    Ma quali sono le aliquote e gli scaglioni IRPEF 2026? Quanto si risparmia? E cosa cambia concretamente in busta paga per i lavoratori dipendenti?

    Vediamo nel dettaglio le novità.

    IRPEF 2026: cosa cambia

    La principale novità riguarda il secondo scaglione dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.

    La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) ha modificato l’articolo 11, comma 1, lettera b), del TUIR, sostituendo l’aliquota del 35% con quella del 33%.

    La riduzione è quindi pari a 2 punti percentuali e interessa la quota di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro.

    Restano invece invariate le aliquote applicabili al primo e al terzo scaglione.

    Aliquote e scaglioni IRPEF 2026

    Dal 1° gennaio 2026 le aliquote IRPEF sono quindi le seguenti:

    Scaglioni di reddito Aliquota IRPEF 2026
    Fino a 28.000 euro 23%
    Oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro 33%
    Oltre 50.000 euro 43%

    Gli scaglioni rimangono pertanto tre. La Legge di Bilancio 2026 non ha modificato né la soglia di 28.000 euro né quella di 50.000 euro, ma è intervenuta esclusivamente sull’aliquota del secondo scaglione.

    IRPEF 2025 e 2026: cosa è cambiato?

    Per comprendere immediatamente la novità è utile confrontare le aliquote applicabili nei due periodi d’imposta.

    Scaglione di reddito IRPEF 2025 IRPEF 2026
    Fino a 28.000 euro 23% 23%
    Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro 35% 33%
    Oltre 50.000 euro 43% 43%

    La struttura dell’IRPEF a tre aliquote era già stata resa strutturale dalla Legge di Bilancio 2025.

    Dal 2026 viene compiuto un ulteriore intervento sul secondo scaglione, riducendone l’aliquota dal 35% al 33%.

    Come funzionano gli scaglioni IRPEF

    Quando si parla di aliquote IRPEF è importante ricordare che l’imposta è progressiva e viene calcolata per scaglioni.

    Questo significa che raggiungere una determinata fascia di reddito non comporta l’applicazione della relativa aliquota all’intero reddito.

    Le diverse aliquote vengono applicate esclusivamente alle quote di reddito che rientrano nei rispettivi scaglioni.

    Ad esempio, nel caso di un reddito imponibile di 40.000 euro:

    • sui primi 28.000 euro viene applicata l’aliquota del 23%;
    • sui successivi 12.000 euro viene applicata l’aliquota del 33%.

    L’aliquota più elevata viene quindi applicata esclusivamente alla quota di reddito che supera la soglia dello scaglione precedente.

    Quanto si risparmia con l’IRPEF 2026?

    La riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% determina un risparmio fiscale crescente per la quota di reddito superiore a 28.000 euro e fino a 50.000 euro.

    Il vantaggio derivante esclusivamente dalla modifica dell’aliquota può essere così sintetizzato:

    Reddito imponibile Quota interessata dalla riduzione Risparmio teorico annuo
    28.000 € 0 €
    30.000 € 2.000 € 40 €
    35.000 € 7.000 € 140 €
    40.000 € 12.000 € 240 €
    45.000 € 17.000 € 340 €
    50.000 € 22.000 € 440 €

    Il beneficio massimo derivante dalla riduzione della seconda aliquota IRPEF è quindi pari a 440 euro annui.

    L’importo deriva dalla differenza di due punti percentuali applicata all’intero secondo scaglione:

    22.000 euro × 2% = 440 euro

    Il Ministero del Lavoro ha espressamente indicato che la riduzione della seconda aliquota può determinare risparmi fino a 440 euro all’anno.

    Cosa succede sopra i 50.000 euro?

    Un aspetto importante riguarda i contribuenti con redditi superiori a 50.000 euro.

    Il superamento della soglia non fa venir meno il beneficio maturato sul secondo scaglione.

    Un contribuente con un reddito, ad esempio, di 60.000 euro applicherà:

    • il 23% sui primi 28.000 euro;
    • il 33% sulla quota compresa tra 28.000 e 50.000 euro;
    • il 43% sulla quota superiore a 50.000 euro.

    Pertanto, considerando isolatamente la riduzione della seconda aliquota, anche per un contribuente con un reddito superiore a 50.000 euro il beneficio teorico raggiunge i 440 euro annui.

    Occorre tuttavia considerare una specifica disposizione prevista per i redditi complessivi superiori a 200.000 euro.

    Redditi superiori a 200.000 euro: riduzione delle detrazioni

    La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un meccanismo volto a sterilizzare gli effetti della riduzione della seconda aliquota IRPEF per i contribuenti titolari di un reddito complessivo superiore a 200.000 euro.

    Per questi contribuenti viene diminuito di 440 euro l’ammontare della detrazione dall’imposta lorda spettante in relazione a determinate tipologie di oneri.

    La disposizione riguarda:

    • gli oneri per i quali è prevista una detrazione del 19% dal TUIR o da altre disposizioni fiscali, con esclusione delle spese sanitarie previste dall’articolo 15, comma 1, lettera c), del TUIR;
    • le erogazioni liberali in favore dei partiti politici;
    • i premi di assicurazione relativi al rischio di eventi calamitosi individuati dalla normativa.

    Per i contribuenti appartenenti a questa fascia di reddito, quindi, il beneficio derivante dalla riduzione della seconda aliquota deve essere valutato tenendo conto anche di tale meccanismo.

    IRPEF 2026 in busta paga: cosa cambia per i lavoratori dipendenti?

    La modifica delle aliquote assume particolare importanza per i lavoratori dipendenti.

    Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, determina infatti le ritenute fiscali dovute dal dipendente sulla base delle disposizioni fiscali applicabili.

    Le nuove aliquote IRPEF trovano quindi applicazione già nella determinazione delle ritenute relative ai redditi di lavoro dipendente del 2026, fermo restando il successivo conguaglio fiscale e gli eventuali effetti derivanti dalla dichiarazione dei redditi.

    Per i lavoratori con un reddito imponibile superiore a 28.000 euro, la riduzione della seconda aliquota può comportare, a parità delle altre condizioni, una riduzione dell’IRPEF dovuta.

    Di quanto aumenta lo stipendio netto nel 2026?

    Non è possibile stabilire un aumento dello stipendio netto uguale per tutti i lavoratori.

    Il beneficio massimo teorico di 440 euro deriva infatti esclusivamente dal confronto tra la precedente aliquota del 35% e quella del 33%.

    Il netto in busta paga dipende invece da diversi elementi, tra cui:

    • reddito imponibile fiscale;
    • detrazioni per lavoro dipendente;
    • eventuali ulteriori detrazioni spettanti;
    • addizionale regionale all’IRPEF;
    • addizionale comunale all’IRPEF;
    • presenza di altri redditi;
    • eventuali conguagli fiscali;
    • situazione fiscale individuale del lavoratore.

    Per questo motivo, il risparmio fiscale annuo non deve essere automaticamente considerato come un incremento mensile dello stipendio netto ottenuto dividendo il beneficio per dodici.

    Per conoscere l’effettiva variazione del netto è necessario effettuare il calcolo considerando la situazione fiscale complessiva del lavoratore.

    Esempio di calcolo IRPEF 2026 con reddito di 40.000 euro

    Consideriamo, a titolo esemplificativo, un reddito imponibile di 40.000 euro.

    L’IRPEF lorda 2026 viene determinata nel seguente modo.

    Sui primi 28.000 euro:

    28.000 × 23% = 6.440 euro

    Sulla parte compresa tra 28.000 e 40.000 euro:

    12.000 × 33% = 3.960 euro

    L’IRPEF lorda è quindi:

    6.440 + 3.960 = 10.400 euro

    Con le aliquote applicabili nel 2025, invece, la seconda parte del reddito sarebbe stata assoggettata all’aliquota del 35%:

    12.000 × 35% = 4.200 euro

    L’imposta lorda sarebbe quindi stata:

    6.440 + 4.200 = 10.640 euro

    La differenza è pari a:

    10.640 – 10.400 = 240 euro annui

    Il risparmio teorico derivante dalla nuova aliquota IRPEF per un reddito imponibile di 40.000 euro è quindi pari a 240 euro all’anno.

    È importante precisare che questo esempio riguarda esclusivamente il calcolo dell’IRPEF lorda e non rappresenta il netto effettivamente percepito dal lavoratore.

    Chi non beneficia della riduzione dell’aliquota IRPEF?

    La modifica dell’aliquota non produce un beneficio diretto per i contribuenti il cui reddito imponibile non supera i 28.000 euro.

    Per questi contribuenti, infatti, l’intero reddito rimane compreso nel primo scaglione, sul quale continua ad applicarsi l’aliquota del 23%.

    La riduzione produce invece effetti a partire dalla parte di reddito che supera i 28.000 euro.

    IRPEF 2026 e Modello 730: attenzione all’anno d’imposta

    Quando si parla di IRPEF 2026 è importante non confondere l’anno in cui viene presentata la dichiarazione dei redditi con l’anno in cui il reddito è stato prodotto.

    Il Modello 730/2026 riguarda, in via generale, i redditi percepiti nel 2025.

    La nuova aliquota del 33%, invece, si applica a decorrere dal periodo d’imposta 2026.

    Di conseguenza, per i lavoratori dipendenti gli effetti delle nuove aliquote vengono considerati nelle ritenute fiscali relative ai redditi 2026, mentre tali redditi saranno oggetto della dichiarazione presentata nel 2027.

    Perché cambia l’IRPEF nel 2026?

    L’intervento si inserisce nel percorso di revisione dell’IRPEF avviato negli anni precedenti.

    Nel 2024 era stata introdotta, inizialmente in via temporanea, la struttura a tre aliquote. La Legge di Bilancio 2025 ha successivamente reso strutturale tale sistema.

    La Legge di Bilancio 2026 interviene ulteriormente sulla tassazione delle persone fisiche, riducendo di due punti percentuali la seconda aliquota.

    Secondo la documentazione parlamentare relativa alla Manovra, l’intervento coinvolge circa 13,6 milioni di contribuenti.

    Aliquote IRPEF 2026: cosa devono sapere aziende e lavoratori

    In sintesi, dal 1° gennaio 2026:

    • gli scaglioni IRPEF restano tre;
    • fino a 28.000 euro continua ad applicarsi l’aliquota del 23%;
    • per la quota di reddito oltre 28.000 e fino a 50.000 euro l’aliquota scende dal 35% al 33%;
    • oltre 50.000 euro continua ad applicarsi l’aliquota del 43%;
    • il beneficio massimo teorico derivante dalla riduzione della seconda aliquota è pari a 440 euro annui;
    • per i redditi complessivi superiori a 200.000 euro opera uno specifico meccanismo di riduzione di determinate detrazioni per un importo pari a 440 euro.

    Per le aziende e per i lavoratori dipendenti, la modifica incide sulla gestione delle ritenute IRPEF in busta paga.

    Per valutare l’effettivo beneficio sullo stipendio netto del singolo lavoratore occorre tuttavia considerare non soltanto le aliquote IRPEF, ma anche le detrazioni spettanti, le addizionali regionali e comunali e gli altri elementi che concorrono alla determinazione dell’imposta effettivamente dovuta.

    Fonti normative e istituzionali

    • Legge 30 dicembre 2025, n. 199 – Legge di Bilancio 2026, art. 1, commi 3 e 4;
    • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 11 e art. 16-ter;
    • Camera dei Deputati – Servizio Studi, documentazione sulla tassazione delle persone fisiche e sulla Legge di Bilancio 2026;
    • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “Legge di Bilancio 2026: le principali misure per lavoratori, imprese e famiglie”.