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Come dare le dimissioni volontarie: guida completa a procedura online, preavviso e diritti del lavoratore

    Vuoi dare le dimissioni? Ecco come fare online, quali regole seguire per il preavviso e quando puoi ottenere la NASpI nel 2026

    Cambiare lavoro, intraprendere un nuovo percorso professionale o interrompere un rapporto di lavoro è una scelta importante. Tuttavia, quando si decide di lasciare un impiego subordinato, è fondamentale seguire correttamente la procedura prevista dalla legge per evitare errori formali, trattenute economiche o contestazioni.

    In Italia, le dimissioni volontarie devono essere presentate in modalità telematica attraverso il portale del Ministero del Lavoro. La procedura, introdotta per contrastare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”, resta obbligatoria anche nel 2026 per la maggior parte dei lavoratori subordinati.

    In questa guida vediamo come dare le dimissioni online, quanto preavviso bisogna rispettare, quando spetta la NASpI e quali aspetti è importante verificare prima di inviare la comunicazione.


    Come dare le dimissioni volontarie online

    Le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro devono essere trasmesse telematicamente tramite il servizio dedicato del Ministero del Lavoro.

    Il lavoratore può:

    • inviare autonomamente le dimissioni accedendo con SPID o Carta d’Identità Elettronica (CIE);
    • oppure rivolgersi a un soggetto abilitato, come:

      • consulente del lavoro;
      • patronato;
      • organizzazione sindacale;
      • ente bilaterale;
      • commissione di certificazione.


    Procedura: i passaggi da seguire

    La procedura telematica per dare le dimissioni prevede generalmente questi passaggi:

    1. accesso al portale dedicato del Ministero del Lavoro;
    2. identificazione tramite SPID o CIE;
    3. selezione del rapporto di lavoro da cessare;
    4. compilazione del modulo telematico;
    5. indicazione della data di decorrenza delle dimissioni;
    6. invio della comunicazione.

    Una volta trasmesso il modulo, il sistema invia automaticamente la comunicazione al datore di lavoro e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente.


    Quanto preavviso bisogna dare?

    Uno degli aspetti più importanti riguarda il periodo di preavviso.

    Il preavviso serve a consentire al datore di lavoro di organizzare la sostituzione del dipendente e varia in base a:

    • contratto collettivo applicato;
    • livello di inquadramento;
    • anzianità di servizio;
    • qualifica del lavoratore.

    Non esiste quindi un termine unico valido per tutti i dipendenti. Per conoscere il corretto periodo di preavviso è necessario verificare il proprio CCNL.

    Cosa succede se non si rispetta il preavviso?

    Se il lavoratore interrompe il rapporto senza rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo, il datore di lavoro può trattenere in busta paga l’indennità sostitutiva del preavviso.

    Per questo motivo è sempre opportuno:

    • controllare il proprio contratto collettivo;
    • verificare la corretta decorrenza delle dimissioni;
    • valutare eventuali accordi individuali con l’azienda.

    La procedura telematica, infatti, non sostituisce le regole contrattuali sul preavviso.
    (FAQ Ministero del Lavoro)


    Entro quando si possono revocare le dimissioni?

    La normativa consente al lavoratore di revocare le dimissioni entro 7 giorni dalla trasmissione del modulo telematico.

    La revoca deve essere effettuata attraverso la stessa procedura online utilizzata per l’invio delle dimissioni.

    Trascorso il termine dei 7 giorni, le dimissioni diventano definitive, salvo diverso accordo tra datore di lavoro e dipendente.


    Le dimissioni danno diritto alla NASpI?

    In linea generale, le dimissioni volontarie non danno diritto all’indennità di disoccupazione NASpI, poiché manca il requisito della perdita involontaria del lavoro.

    Esistono però alcune eccezioni previste dalla legge.

    Quando la NASpI spetta anche in caso di dimissioni

    La NASpI può essere riconosciuta, ad esempio, nei casi di:

    • dimissioni per giusta causa;
    • dimissioni durante il periodo tutelato di maternità o paternità;
    • risoluzione consensuale intervenuta nell’ambito della procedura prevista dall’art. 7 della Legge n. 604/1966.


    Dimissioni per giusta causa: cosa significa

    Le dimissioni per giusta causa si verificano quando il comportamento del datore di lavoro è talmente grave da non consentire la prosecuzione, nemmeno temporanea, del rapporto di lavoro.

    Tra le situazioni che, secondo giurisprudenza e prassi, possono integrare la giusta causa rientrano ad esempio:

    • mancato pagamento della retribuzione;
    • molestie sul luogo di lavoro;
    • mobbing;
    • trasferimento illegittimo;
    • modifiche peggiorative particolarmente gravi delle condizioni di lavoro.

    Ogni situazione deve comunque essere valutata caso per caso.


    Errori da evitare

    Quando si presentano le dimissioni è importante evitare alcuni errori frequenti:

    • indicare una decorrenza errata;
    • non considerare il periodo di preavviso;
    • comunicare verbalmente le dimissioni senza procedura telematica;
    • non verificare gli effetti sulla NASpI;
    • non conservare documentazione utile in caso di dimissioni per giusta causa.

    Prima di inviare la comunicazione è consigliabile verificare attentamente la propria posizione contrattuale e contributiva.